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 Alunno autistico costretto a mangiare pepe

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MessaggioTitolo: Alunno autistico costretto a mangiare pepe   10.04.08 13:10

Il Messaggero Veneto (09-04-2008)

GIALLO A SCUOLA
I genitori vogliono denunciare l'insegnante. Lei replica: «Era una lezione di scienze».
La Fondazione “Bambini e autismo” denuncia: «Il continuo turnover dei docenti non giova»
Docente di sostegno nei guai alle elementari I fatti già portati a conoscenza della dirigente

PORDENONE. Uno scolaro disabile, con sindrome dell'autismo, è stato costretto a mangiare pepe in polvere a scuola, durante l'orario di lezione. L'episodio, capitato pochi giorni fa in una scuola elementare di Pordenone (non aggiungiamo altri dati per non rendere riconoscibile il minore), è alla verifica dei fatti da parte della dirigente. La famiglia ha contattato e segnalato il profondo disagio, al capo di istituto, e pare intenzionata a sporgere denuncia alla procura della Repubblica.
«Quella maestra di sostegno non la vogliamo più – avrebbe detto la mamma - per nostro figlio». La docente in questi giorni è assente da scuola e la dirigente ha affermato: «Verificheremo con attenzione l'attendibilità e la dinamica dei fatti segnalati».

IL CASO. L'episodio sarebbe nato – stando alla denuncia dei familiari oggetto dell'istruttoria scolastica in corso - durante una lezione di scienze portata all'eccesso, con assaggi forzati di pepe per il bambino disabile. Troppo, secondo la famiglia dell'alunno con sindrome autistica. Di qui le accuse alla maestra da parte dei genitori. «E' stata una leggerezza della collega – hanno detto alcune colleghe, a microfoni spenti - che non ha valutato in modo oggettivo l'effetto di quell'esperienza». La dirigente ha già contattato e starebbe per far scattare l'iter sanzionatorio nei confronti della docente, anche se la vicenda ha contorni ancora da chiarire, perché pare che l'assaggio forzato di pepe sia stato allargato ad altri scolari della classe. La procedura disciplinare di rito prevede un avvertimento scritto del dirigente al docente, dopo la segnalazione formale della famiglia. La giustificazione scritta dell'insegnante, in questi casi, è un altro atto dovuto.

LA MAESTRA. E lei, la protagonista di questo caso, come si difende? «Sono in malattia, lontano da scuola e all'oscuro di tutto» ci ha risposto ieri, quando l'abbiamo contattata al telefono. La maestra di sostegno, accusata dai genitori delle scuole primarie di Pordenone, ha proseguito: «Mi informerò dei fatti al rientro a scuola. Non so, però, quando potrò riprendere il servizio. Parlerò con le persone della mia scuola, prima di tutto. Sto male, devo curarmi e, vi prego, una cosa per volta». A scuola, prima di presentare la domanda di congedo, si sarebbe giustificata con alcune colleghe. «Al bambino ho semplicemente fatto una lezione sulle spezie. E' stata un'esperienza pratica».
Nelle stesse scuole primarie della città, qualche settimana fa. è successo un altro episodio anomalo. «Durante la mensa – hanno raccontato fonti sindacali - per zittire un bambino scalmanato a tavola, una maestra gli ha rovesciato un bicchiere d'acqua in testa. Sono fatti che esprimono il tasso usurante di un mestiere sempre più difficile».
IL PARERE. «L'integrazione scolastica è sempre una sfida educativa – ha detto Davide Del Duca, esperto direttore della Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone -. I nostri ragazzi vanno sempre gratificati per le mete formative che raggiungono e la collaborazione scuola-famiglia è fondamentale». Accoglienza, gratificazioni, empatia tra insegnante e alunno sono nel paradigma della pedagogia per alunni “speciali”, che la legge quadro 104 del 1992 tutela. L'integrazione a scuola funziona, nella realtà Pordenonese anche se qualche difficoltà emerge. «Episodi difficili da gestire possono affiorare – ha concluso Del Duca –, soprattutto per il cambiamento continuo dei docenti di sostegno. Continuità didattica e preparazione specialistica degli insegnanti sono due fattori prioritari, per un'integrazione efficace».

Chiara Benotti

(testo preso da www.orizzontescuola.it)

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