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 L'importanza delle fiabe

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senzacera
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MessaggioTitolo: L'importanza delle fiabe   19.06.08 12:19

elephant Sto rileggendo “ Il mondo incantato (uso, importanza e significati psicanalitici delle fiabe) di Bruno Bettelheim, trascrivo alcuni stralci dall’ introduzione.

<<…Oggi, come in passato, il compito più importante e anche il più difficile che si pone a chi alleva un bambino è quello di aiutarlo a trovare un significato alla vita. Per arrivare a questo sono necessarie molte esperienze di crescita. Il bambino, man mano che cresce, deve imparare gradualmente a capirsi sempre meglio; in questo modo diventa maggiormente capace di comprendere altre persone, e alla fine può entrare in rapporto con loro in modi che sono per entrambe le parti soddisfacenti e significativi.
Per trovare il significato più profondo, bisogna diventar capaci di trascendere gli angusti confini di un’esistenza egocentrica e credere di poter dare un importante contributo alla vita, se non subito almeno in un futuro più o meno lontano. Questa sensazione è necessaria perché una persona possa essere soddisfatta di sé e di quanto sta facendo. Per non essere alla mercè dei capricci della vita, bisogna sviluppare le proprie risorse interiori, in modo che le proprie emozioni, la propria immaginazione e il proprio intelletto si sostengano e si arricchiscano scambievolmente. I nostri sentimenti positivi ci danno la forza di sviluppare la nostra razionalità; soltanto la speranza nel futuro può sostenerci nelle avversità che inevitabilmente incontriamo…>>
<<…Perché una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino, deve divertirlo e suscitare la sua curiosità. Ma per poter arricchirne la vita, deve stimolare la sua immaginazione, aiutarlo a sviluppare il suo intelletto e chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie e aspirazioni, riconoscere appieno le sue difficoltà, e nel contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano. In breve, essa deve toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della sua personalità, e questo senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che affliggono il bambino, anzi prendendone pienamente atto, e nel contempo deve promuovere la sua fiducia in se stesso e nel suo futuro.
Sotto questi punti di vista e molti altri ancora, dell’intera “ letteratura per l’infanzia”-con rare eccezioni-nulla può essere in grado di arricchire e divertire sia bambini sia adulti quanto la fiaba popolare. Certo, a livello manifesto le fiabe hanno poco da insegnare circa le specifiche condizioni della vita nella moderna società di massa; queste storie furono create molto tempo prima del suo avvento. Ma esse possono essere più istruttive e rivelatrici circa i problemi interiori degli esseri umani e le giuste soluzioni alle loro difficoltà in qualsiasi società, di qualsiasi altro tipo di storia alla portata della comprensione del bambino. Dato che il bambino in ogni momento della sua vita è esposto alla società in cui vive, imparerà senza dubbio a destreggiarsi con le condizioni che la sono proprie, posto che le sue risorse interiori glielo permettano…>>>
<<…Il bambino ha bisogno di un’educazione morale che sottilmente, e soltanto per induzione, gli indichi i vantaggi del comportamento morale, non mediante concetti etici astratti ma mediante quanto gli appare tangibilmente giusto e quindi di significato riconoscibile. Il bambino trova questo tipo di significato attraverso le fiabe…>>
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Il Quinto Uomo!
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MessaggioTitolo: Re: L'importanza delle fiabe   19.06.08 15:43

FANTASTICO!
Bellissimo, e interessantissimo!
I bambini, che sono perfettamente consci dei loro bisogni, pendono dalle labbra di chi racconta loro.
Forse dista dal mondo che conoscono, ma non dal loro mondo emozionale.
È anche il modo migliore per avvicinarli alla lettura, quando comprendono che dentro quegli "ammassi di fogl"i sono contenuti bellissimi racconti.
Mi piace tanto. Leggiamo le favole agli alunni, non ce ne pentiremo.

_________________
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MessaggioTitolo: Re: L'importanza delle fiabe   24.06.08 11:40

Sempre a proposito di fiabe e sempre dal libro “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim

“…I tre linguaggi, dei fratelli Grimm è una storia molto antica…ma che si legge come se fosse stata scritta per l’adolescente di oggi e si riferisce ai suoi conflitti con i genitori o all’incapacità dei genitori di comprendere le motivazioni dei figli adolescenti. La storia inizia così: “ C’era una volta in Svizzera un vecchio conte che aveva un figlio unico, che però era stupido e non riusciva a imparare niente. Allora il padre disse:<Ascolta, figlio mio, io non riesco a ficcarti niente nella testa, per quanti sforzi faccia. Tu devi andartene da qua. Ti affiderò a un famoso maestro, e lui cercherà di insegnarti qualcosa.> Il figlio studiò con questo maestro per un anno. Al suo ritorno, il padre rimase tremendamente deluso quando sentì che tutto quello che il ragazzo aveva imparato era “quello che i cani abbaiano”. Mandato via per un altro anno di studio con un maestro diverso,il figlio tornò dicendo di aver imparato “quello che dicono gli uccelli”. Su tutte le furie perché suo figlio aveva di nuovo sprecato il tempo, il padre lo minacciò con queste parole : < Adesso ti mando da un terzo maestro, ma se anche questa volta non imparerai niente, io non sarò più tuo padre. > Al termine di quest’anno il padre gli domandò cosa avesse imparato e il figlio rispose: “quello che le rane gracidano”. Furibondo il padre cacciò di casa il figlio…La “cacciata” può essere percepita a livello inconscio o come il desiderio del bambino di liberarsi dal genitore, o come la sua convinzione che il genitore voglia sbarazzarsi di lui. L’invio del bambino nel mondo, o il suo abbandono nel bosco, simboleggia sia il desiderio del genitore che il bambino diventi indipendente sia il desiderio, o l’ansia, del bambino riguardo all’indipendenza…Forse, se un maggior numero dei nostri adolescenti fossero stati educati attraverso le fiabe, essi rimarrebbero consapevoli (a livello inconscio) del fatto che il loro conflitto non è con il mondo adulto, o con la società, ma in realtà soltanto con i loro genitori…Naturalmente, se un maggior numero di adulti fossero stati esposti da bambini ai messaggi delle fiabe e ne avessero approfittato, avrebbero potuto conservare da adulti una vaga coscienza di quanto sia sciocco il genitore che crede di sapere quale indirizzo di studio dovrebbe interessare a suo figlio, e che si sente minacciato se in questo l’adolescente va contro la sua volontà. Un dettaglio particolarmente ironico dei tre linguaggi è che il padre stesso manda suo figlio fuori di casa a studiare e sceglie i suoi maestri, soltanto per andare su tutte le furie quando apprende che cosa gli hanno insegnato. Ciò mostra che il moderno genitore che manda suo figlio all’università e poi s’irrita per quanto vi ha imparato, o per il modo in cui ne è stato trasformato, è tutt’altro che un nuovo arrivo sulla scena della storia…”
… “Cos’è questo regno che molti eroi da fiaba conquistano alla fine della storia?...Diventare il re o la regina di questo regno ha un solo scopo: quello di comandare anziché di essere comandato. L’essere diventato un re o una regina alla fine della storia simboleggia una condizione di vera indipendenza, in cui l’eroe si sente sicuro, soddisfatto e felice…Se ci viene detto qualcosa circa il regno di questi re e regine, è che fu saggio e pacifico, e che essi vissero felici. E’ in questo che la maturità dovrebbe consistere: nella capacità di governare se stessi con saggezza, e di conseguenza vivere felici.
Il bambino comprende benissimo ciò. Nessun bambino crede che un giorno arriverà a regnare su un regno diverso da quello della propria vita…”…
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